La relazione terapeutica secondo Jung
Chi non è consapevole delle proprie ombre rischia di confonderle con quelle dell’altro e di perdersi nello stesso buio.
“Nel corso di una psicoterapia, il fatto stesso che il paziente abbia delle emozioni influisce sul medico, anche se questi è completamente distaccato dai contenuti emotivi del paziente. E se il medico pensa di poterne restare immune, compie un grosso errore. Non può far altro che prendere consapevolezza del fatto di esserne influenzato, altrimenti diventa troppo distante e fa interventi inappropriati. Inoltre è suo dovere accettare le emozioni del paziente e rispecchiarle. È per questo motivo che mi rifiuto di far sdraiare il paziente sul lettino e di sedermi dietro di lui. Io lo faccio sedere davanti a me e gli parlo in modo naturale, così come un essere umano parla a un altro essere umano, mi espongo completamente e reagisco senza alcuna renitenza.”
CARL GUSTAV JUNG
Questo passo mette in luce un aspetto molto importante della relazione terapeutica: ogni terapeuta porta con sé la propria storia, le proprie ferite, le proprie zone d’ombra, non è un essere umano invulnerabile né può essere un osservatore privo di qualsivoglia sentimento. Può succedere che il paziente, con la sua sofferenza, i suoi vissuti, le sue dinamiche apra nel terapeuta, dei varchi ancora inconsci, che possono sfuggire al suo controllo, essere di ostacolo o diventare vere e proprie trappole per cui la relazione terapeutica viene compromessa e perde la sua funzione.

Questa è la ragione per cui terapeuti e psicologi (ma in generale tutti coloro che svolgono una professione di cura) devono avere una profonda conoscenza di sé, avere fatto un cammino di analisi interiore per far si che le proprie ferite non siano ostacoli, ma strumenti di comprensione.

La consapevolezza di sé e un continuo lavoro di introspezione sono condizioni imprescindibili per chi si prende cura degli altri. Non significa essere “guariti” o “risolti”, cosa impossibile, ma avere a mente le proprie ferite, proteggerle e fare della propria esperienza un valore aggiunto per capire meglio il dolore dell’altro e aiutarlo in modo efficace.










