Cosa succede al nostro cervello se ci affidiamo solo alle AI
L’intelligenza artificiale generativa è stata un terremoto nel modo in cui produciamo testi, immagini, video. Una nuova potente tecnologia è entrata nella vita quotidiana, accelerando tanti processi di lavoro e studio. Sono sempre di più le persone che utilizzano l’AI per scrivere anche testi semplici, e-mail, temi, post.
Ma che cosa succede al nostro cervello quando deleghiamo ad una macchina lo sforzo di pensare?
“L’impatto dell’AI sul pensiero critico”
Gli atti della CHI Conference on Human Factors in Computing Systems, 2025 (CHI ’25), raccontano cosa sta succedendo a chi fa un lavoro intellettuale con l’impiego dell’intelligenza artificiale. O meglio, qual è l’impatto dell’uso dell’AI sul pensiero critico.
Il gruppo di Studio ha condotto un’indagine su 319 lavoratori che utilizzano strumenti di IA generativa almeno una volta alla settimana, chiedendo loro di riportare le proprie esperienze.
Quello che emerge è uno spostamento del pensiero critico, da task tradizionali a nuovi task.
Secondo lo studio, quando si utilizzano strumenti di Intelligenza Artificiale generativa, lo sforzo investito nel pensiero critico si sposta dalla raccolta alla verifica delle informazioni; dal problem solving all’integrazione delle risposte AI; dall’esecuzione del compito, alla gestione del compito.
Gestire strategicamente un compito di ricerca e produzione e integrare le risposte umane con quelle della macchina, sono compiti sostanzialmente nuovi.
Uno dei punti più critici è l’effetto a lungo termine: è vero che le Intelligenze Artificiali possono rendere il lavoro più rapido ed efficiente, ma alla lunga possono generare dipendenza dallo strumento e una diminuzione della capacità di risolvere in autonomia i problemi.
Una delle conclusioni a cui giungono i ricercatori è particolarmente interessante dal punto di vista psicologico: chi ha più fiducia nell’IA generativa usa meno il pensiero critico, mentre chi ha una
maggiore fiducia in se stesso fa più esercizio del pensiero critico.
L’intelligenza artificiale è intelligente?
Quella che chiamiamo intelligenza artificiale non è neanche intelligente. Come spiega il prof. Luciano Floridi nel suo libro, La differenza fondamentale, edito da Mondadori, l’AI non è in grado di pensare, ragionare, riflettere. Si tratta solo di uno strumento potente e veloce di agency, cioè di azione.
Non essendo “intelligente”, quindi, non ha responsabilità.
Ci chiediamo, allora, perché le stiamo delegando compiti, decisioni, strategie, sia a livello quotidiano che a livello di organizzazioni, aziende, enti?
Il nostro cervello è progettato per ridurre lo sforzo. Da questo punto di vista, le AI ci pongono un tranello perfetto: ultra performanti, portano a termine un compito in pochissimi secondi, e possiamo risparmiarci qualsiasi sforzo cognitivo.
Ma l’intelligenza artificiale aggrega dati e pattern, ripete schemi. Porta con sé allucinazioni e bias, talvolta di matrice razzista o sessista. Senza una guida umana critica, non è efficiente. Anzi, attiva circoli viziosi.
Le capacità insostituibili del cervello umano
Il nostro cervello ha la capacità di inventare, costruire racconti, trovare soluzioni inedite. Può uscire dai pattern, mischiare schemi diversi. Sviluppa sensibilità emotive, artistiche, estetiche; è legato
alla natura e alla biologia.
Avere più fiducia in una macchina che genera testi e immagini aggregando dati, piuttosto che negli straordinari poteri del nostro cervello, è un rischio enorme. Perdere il pensiero critico è un rischio
enorme; diventare incapaci di risolvere problemi in autonomia è un rischio enorme; non riuscire più a narrare, immaginare scenari diversi, mondi migliori è un rischio enorme.
Per mantenere vive le capacità cognitive, dobbiamo portare il nostro cervello a sforzarsi un po’ ogni giorno. Leggere, scrivere, disegnare, immaginare, creare: sono modi in cui il nostro cervello elabora il mondo, generando complessità e bellezza. Queste capacità ci distinguono dagli altri animali e non sono abdicabili.
Ciò non significa boicottare le AI e restare fuori dal mondo. Gli strumenti sono strumenti e devono essere considerati tali. La responsabilità del modo in cui li usiamo, invece, è nostra.
Sta ad ognuno di noi trovare il punto di equilibrio per salvaguardare le proprie capacità cognitive e critiche, magari usando le AI per moltiplicare l’impatto positivo di ciò che possiamo produrre autonomamente, grazie a miliardi di neuroni, connessioni e neurotrasmettitori.
Quello che dovremmo ricordare sempre è che una macchina potente come il cervello umano non è ancora stata inventata.
Questo articolo contiene informazioni generiche e non sostituisce il consulto di uno specialista.
Foto di Yanis Ladjouzi da Pixabay










