Fra bisogno e desiderio
All’inizio siamo bisogno.
Bisogno di essere tenuti, guardati, riconosciuti, di abitare un luogo senza doverci meritare la presenza dell’altro. Il bisogno chiede nutrimento, riparo, protezione. La certezza, almeno per un istante, di meritarci l’amore come essere umani in quanto tali.
Se questi bisogni incontrano un ambiente sufficientemente buono, qualcosa lentamente si trasforma e possiamo iniziare a giocare, a immaginare, a creare. Possiamo desiderare.
Il desiderio non ha l’urgenza del bisogno, non chiede soltanto di essere soddisfatto, ma di essere vissuto. Ci muove verso ciò che ci chiama, senza promettere di essere esaudito una volta per tutte.
Il desiderio nasce, forse, proprio lì: nello spazio che non è più mancanza disperata e non è ancora possesso, il desiderio “cerca quello che non si vede”.
In quello spazio intermedio in cui possiamo sostare senza essere travolti dall’assenza, fidandoci che ciò che è importante può continuare a esistere anche quando non è immediatamente disponibile.
Come scriveva Winnicott:
«È una gioia essere nascosti, ma un disastro non essere trovati.»
Forse soffriamo quando chiediamo al desiderio di saziare le nostre ferite più antiche. O quando ci vergogniamo dei nostri bisogni, come se dipendere, chiedere, attendere cura fosse un difetto anziché una condizione umana.
E forse il desiderio appartiene a quella dimensione umana che non chiede una risposta definitiva, ma una vita abbastanza ricca da poterla accogliere.
Crescere, allora, potrebbe significare questo: dare casa ai propri bisogni e lasciare al desiderio il suo orizzonte, senza confonderli e senza tradirli.
Non tutto ciò che desideriamo ci è necessario. E non tutto ciò di cui abbiamo bisogno è facile da chiedere.










