//Salute mentale: ha senso chiedere aiuto all’AI?

Salute mentale: ha senso chiedere aiuto all’AI?


Salute mentale e intelligenza artificiale

Secondo uno Studio, il 26% delle persone intervistate ha usato almeno una volta l’intelligenza artificiale per richiedere consigli in un momento di fragilità. Negli under 27, il dato tocca ben altri
numeri: il 63% dei giovani ricorre all’AI per la propria salute mentale.
Il 7 gennaio 2026 è stata distribuita Chat GPT Salute, la versione dell’AI generativa di Open AI che potrà fornire consigli di salute medica, per orientare gli utenti verso consulenze e pareri professionali.
Un’opzione che sta già destando preoccupazioni per la privacy degli utenti.

Perché le persone ricorrono alle AI e non allo psicologo?

Il tabù sulla salute mentale e sulla possibilità di rivolgersi ad uno psicologo è ormai caduto. Anzi, si parla apertamente di salute mentale, anche online, spesso con poca cognizione di causa.
Dunque, perché parlarne alle AI e non allo psicologo?
Nel caso dei giovani potrebbe essere una questione di abitudine ma anche e soprattutto di accessibilità. I costi della psicoterapia sono alti per i giovanissimi che spesso non lavorano, e il servizio pubblico non è stato adeguatamente potenziato per far fronte a una crescente richiesta di aiuto.

I giovanissimi però possono ricorrere ad un primo livello di supporto direttamente presso gli sportelli psicologici aperti nelle scuole, che aiutano i ragazzi – e eventualmente le famiglie – ad affrontare le difficoltà emotive e psicologiche.
Potrebbero comunque esserci, oltre al costo, anche ulteriori ragioni che spingono le persone a rivolgersi alle chat AI invece che a un professionista:

  • la comodità;
  • la paura del giudizio del professionista;
  • l’illusione della privacy delle informazioni ecc.

I contro, comunque, superano di gran lunga i pro.

I rischi

La privacy e la sicurezza

Il primo rischio riguarda la privacy: i dati online sono sempre soggetti a rischi, più o meno significativi a seconda delle misure di sicurezza prese da chi effettua il trattamento dei dati e dalla profondità delle informazioni condivise. I dati sanitari sono dati estremamente sensibili e particolari.
Un cybercriminale che entra in possesso di dati di questo tipo può sfruttare le fragilità umane per compiere crimini quali estorsioni, truffe, manipolazioni.

Le allucinazioni, i bias e i pregiudizi

In primo luogo le intelligenze artificiali vengono addestrate su dati che possono contenere bias e pregiudizi, ad esempio su alcune tipologie di malattie psichiatriche, ma anche pregiudizi razziali e di genere. Se questi bias sono presenti nei dati di partenza, la macchina li può riproporre nelle sue risposte.

Le AI possono anche produrre allucinazioni, risposte sbagliate e non verificate che su argomenti sensibili di salute psicologica possono diventare pericolose per chi chiede aiuto.
Le macchine inoltre tendono a dare all’utente la risposta che vuole sentirsi dire (bias di conferma): un atteggiamento opposto all’approccio della terapia, ma soprattutto rischioso in caso di pensieri
suicidari
, aggressivi, depressivi, ossessivi.

Infine, le intelligenze artificiali non sono programmate per attivare una rete di aiuto e di supporto davanti a emergenze di salute psicologica o psichiatrica.

Che cosa fa lo psicologo (che l’AI non può fare)

Lo psicologo è un professionista sanitario che ha seguito un lungo percorso di studi, con laurea, specializzazione e abilitazione alla professione.
Conosce il funzionamento della psiche umana, le patologie, i disturbi, le modalità di comunicazione adeguate.
A seconda della cornice teorica di riferimento, può aiutare il paziente a individuare l’origine dei propri disagi, o a modificare pensieri e comportamenti per adottare schemi più funzionali. Può insegnare a cambiare la comunicazione con gli altri, la lettura delle proprie esperienze e dei propri vissuti.

Lo psicologo conosce e gestisce diversi approcci terapeutici. Sceglie l’approccio giusto a seconda del caso, dell’età del paziente, del suo vissuto, delle sue paure e delle sue fragilità.
Se necessario, lo psicologo può attivare una rete di supporto, coinvolgere altri specialisti, le famiglie, gli amici. Ogni percorso è personalizzato, a differenza dei consigli sterili e ripetitivi proposti dalle intelligenze artificiali addestrate da dati generici e non contestualizzati.

Il fattore umano è imprescindibile nella relazione tra terapeuta e paziente, che è fatta di fiducia, riservatezza, rispetto ed assenza di giudizio.

Questo articolo contiene informazioni generiche e non sostituisce il consulto di uno specialista.

Foto di Katja __ da Pixabay