Innamorarsi un chatbot AI
Innamorarsi di un chatbot AI, cioè di un programma, un codice, un insieme di 0 e 1 che aggrega dati, per fornire risposte coerenti. Sembra impossibile, ma con l’esplosione dell’intelligenza artificiale sta succedendo sempre più spesso.
Sono numerose le persone che in tutto il mondo riferiscono di avere rapporti sentimentali e amorosi con i Chatbot di intelligenza artificiale. Uno dei casi saliti alla ribalta è quello della ragazza americana che si è innamorata di un chatbot e poi lo ha ghostato.
Ma come è possibile tutto questo?
Perché le persone si innamorano dei chatbot?
Rispondere a questa domanda è estremamente difficile. Il fenomeno è nuovo e non esistono probabilmente studi scientifici basati su dati ampi che possano dirci se si tratti effettivamente di condizioni patologiche.
Una cosa sembra accomunare tutti coloro che si innamorano dei chatbot: la solitudine. Una solitudine sempre più pervasiva, che caratterizza la vita quotidiana di milioni di persone.
Non è un caso che, leggendo gli articoli presenti sul web, molte delle persone innamorate delle AI dicono di averle amate perché si sentivano ascoltate. Il Chatbot è sempre disponibile a parlare, puoi addestrarlo come vuoi tu, personalizzarlo: è la versione virtuale del partner ideale, che nella realtà non esiste.
Dall’altro lato, gioca la società liquida, con i suoi amori transitori e le sue relazioni non durature.
Impegnarsi con un essere umano significa investire tempo, emozioni, aspettative: un rischio che oggi fa sempre più paura.
I Chatbot così possono sembrare la soluzione a un vuoto relazionale incolmabile.
Ancora più interessante è il fatto che tanti innamorati rompano con i chatbot dopo gli aggiornamenti di sistema, come se il partner virtuale di colpo modificasse il proprio carattere e diventasse irriconoscibile.
I Chatbot dicono quello che vogliamo sentirci dire
Un altro grande schema che rende i chatbot attrattivi per tante persone: confermano il nostro pensiero, dicono sempre quello che vogliamo sentire. Questo fattore elimina la complessità, il confronto.
Se diventa un’abitudine diffusa, diventiamo dei deficienti emotivi.
Questo schema di rinforzo dipende dal modo stesso in cui la maggior parte delle AI sono programmate.
In una relazione mette l’umano in una posizione di forza, di sicurezza. Nulla è più rassicurante di un partner che è lì 24 ore al giorno e che esiste solo e soltanto per noi, senza alcun altro tipo di relazione esterna.
Siamo diventati così fragili da avere bisogno di questo?
Casi limite
Questo schema di rinforzo rende attrattivi i Chatbot, ma può anche diventare rischioso per alcune persone che hanno già delle grandi fragilità.
Ci sono stati casi limite, come un ragazzo che ha parlato alla sua partner AI di pensieri suicidi, a cui ha poi dato seguito. L’AI non è stata in grado di capire, dare supporto, segnalare il problema perché non è programmata per questo.
Altro caso limite, quello del ragazzo innamorato di una Chatbot che lo avrebbe spronato a portare a termine il suo desiderio di aggredire la regina Elisabetta II.
Entrambi erano adolescenti.
Mantenere consapevolezza dello strumento: i consigli della dott.ssa Ada Antonelli
- Il chatbot non è una relazione, ma un sistema che risponde secondo pattern;
- Le risposte empatiche non implicano comprensione profonda né reciprocità reale;
- Quindi evitare di usare il chatbot come unico spazio di conforto, soprattutto, quando si è molto soli, depressi, ansiosi, in crisi identitaria, perché il rischio e quello di rinforzare l’evitamento delle relazioni reali.
- Il chatbot non dovrebbe mai e in nessun caso sostituire amici, psicologi, medici e tutte quelle reti di supporto umano.
Le relazioni umane sono imperfette, lente, difficili, conflittuali e talvolta frustranti, ma è proprio lì che avviene lo sviluppo emotivo, fra esseri umani che si guardano, ineragiscono, si toccano, condividono, nel bene e nel male, un sentire, quell’umanità e quella com-passione che danno senso alla vita.
“Se una relazione non può deluderti, non può nemmeno aiutarti a crescere.”
Foto di Alexandra_Koch da Pixabay
Questo articolo contiene informazioni generiche e non sostituisce il consulto di uno specialista.










