Giovani e salute mentale: cosa sta succedendo?
La narrazione su un incremento dei casi di disagio psicologico sembra essere quella di un vero e
proprio crollo della salute mentale nelle fasce di popolazione più giovani. Ad essere più spesso addita come cause del fenomeno sono il lockdown per il Covid 19 e l’uso di social network.
Ma il problema è molto più sfaccettato, soprattutto nei Paesi dove la spesa sanitaria per la salute
mentale è poca e l’accesso ai servizi professionali è scarso.
Un maggior interesse dei giovani per la salute mentale
I giovani dimostrano, rispetto alle generazioni precedenti, una marcata consapevolezza
dell’importanza della salute mentale, con richieste d’aiuto e di supporto perlopiù prive di vecchi tabù.
Non a caso, sui social gli hashtag legati a questo tema spopolano, con contenuti da milioni di
visualizzazioni.
Questo interesse rappresenta senz’altro un bene, in termini di consapevolezza e assenza di giudizio verso chi soffre di disturbi psicologici, ma presenta anche dei rischi.
Infatti, esacerbare la narrazione sui disturbi mentali può portare i ragazzi a formulare autodiagnosi, a
emulare atteggiamenti e sintomi tipici di chi è affetto da disturbi e patologie psicologiche. Non a caso, molti giovani ritengono di soffrire di patologie vere e proprie come l’ansia o la depressione, anche se il quadro clinico non evidenzia tratti patologici. Sono in crescita anche le diagnosi fai da te per disturbi specifici dell’apprendimento e disturbi del comportamento, come l’ADHD che è un vero e proprio trend social.
Soprattutto l’autodiagnosi, grazie a ricerche fatte online, è più diffusa in Paesi come l’Italia, dove la spesa sanitaria dedicata alla salute mentale è insufficiente a garantire a tutti un accesso equo ai servizi professionali.
Quali sono le fonti di stress per i giovani?
Diversi studi, come quelli portati avanti da The Lancet o dall’OMS, parlano di un peggioramento globale della salute dei giovani.
L’opinione comune tende ad associare questi disturbi all’uso dei social network, che molto probabilmente svolgono un ruolo importante in questo quadro, perché presentano ai ragazzi modelli di vita stereotipati e irraggiungibili, portando ad un crescente senso di inadeguatezza.
Tuttavia, sembrerebbe che a suscitare ansia e stress nei giovani siano altri fattori, come la guerra, il
cambiamento climatico, l’incertezza economica e – immancabile – la scuola.
Queste generazioni, peraltro, hanno vissuto il trauma del lockdown in un periodo di formazione della
propria personalità e le conseguenze nel medio e lungo termine non sono ancora chiarite.
Cosa possono fare gli adulti?
Il supporto psicologico da parte di un professionista è fondamentale, soprattutto dove si presentano
disturbi e quadri tali da compromettere la buona qualità della vita sociale e relazionale dei ragazzi.
Ma la salute mentale di un gruppo così ampio di individui deve essere considerata una questione di
salute pubblica. Se i governi non se ne fanno carico aumentando la spesa destinata al settore sanitario, cosa può fare la società civile degli adulti?
Alcune iniziative utili, anche se non condotte da psicologi professionisti, possono essere prese anche in contesti educativi come la scuola o lo sport. Qui – opportunamente formati – docenti e istruttori possono dedicare del tempo all’ascolto dei ragazzi per intercettare i disturbi rilevanti e magari indirizzare la famiglia verso un sostegno psicologico professionale. In generale essere ascoltati dal mondo adulto può aiutare i ragazzi ad accettarsi e sentirsi compresi.
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Questo articolo contiene informazioni generiche e non sostituisce il consulto di uno specialista.










