//Perché a volte non vogliamo stare meglio?

Perché a volte non vogliamo stare meglio?


Dopo anni di esperienza come psicologa, ho la consapevolezza scomoda, ma innegabile che molte persone, troppe, non vogliono stare meglio per davvero. Nonostante lo affermino con apparente sincera convinzione a sé stessi e agli altri, nel profondo la resistenza è forte. 

Questa realtà si manifesta assai spesso: pazienti che cercano aiuto e poi spariscono, o iniziano entusiasti, ma poi non proseguono il loro percorso adducendo motivazioni razionalmente legittime e inconfutabili.  All’inizio, la frustrazione e il senso di impotenza  mi dominavano, poi ho capito che il non voler “guarire” tocca corde profonde, dinamiche complesse che non appartengono al mondo della coscienza. È un mistero profondo, che va oltre la semplice mancanza di impegno e sono differenti, uniche per ciascuno di noi.

Il problema è che il voler stare meglio implica sempre un atto di verità e questa verità, spesso, può essere più lacerante del dolore stesso. Un atto di verità è trasformativo, reca con sé il vento del cambiamento e il cambiamento fa paura. Meglio un’infelicità conosciuta piuttosto che tradire quella parte di noi stessi che si è identificata con la sofferenza, meglio il dolore piuttosto che tagliare con  legami perduti, con storie di sofferenza, ma consolidate. Rimanere nel noto, per quanto infelice, offre una falsa sicurezza, ma ci consuma lentamente. Talvolta, tragicamente, il dolore stesso diventa l’ultimo filo che ci lega a ciò che abbiamo perso. 

Il voler stare meglio deve, quindi, passare necessariamente dalla consapevolezza delle nostre dinamiche profonde, dalle narrazioni che ci siamo costruiti, per accogliere la trasformazione e la possibilità di essere liberi a dispetto di scomode verità. 

In fondo, scegliere di stare meglio è un atto d’amore verso noi stessi.