//Quando inizia davvero la terapia?

Quando inizia davvero la terapia?


La terapia inizia quando la persona riconosce di avere un problema, sente di non poterlo affrontare da sola e decide di affidarsi proprio a noi. Solo allora nasce la possibilità di un incontro vero, di una scelta reciproca e consapevole. È la persona che attraverso ogni parola scambiata in quello spazio relazionale, attraverso ogni silenzio, ogni sguardo, ogni movimento, tra quel fluire di emozioni libere di esprimersi senza la paura del giudizio, rende possibile quel processo che chiamiamo terapia.

Ma la terapia comincia davvero solo quando la persona avverte che il terapeuta tiene a lei. È lì che si apre uno spazio nuovo in cui la fiducia comincia a fiorire e la persona lascia cadere le proprie difese che, fino a quel momento, la avevano tenuta imprigionata.

È questo movimento di partecipazione sentita, reciproca e viva, è la forza del legame che permette alla persona di tentare un cambiamento, di pensare a nuove possibilità per la propria vita. 

Del resto, cos’è davvero un risultato positivo in terapia, in un percorso psicologico? La scomparsa di un sintomo? La risoluzione di un conflitto? O forse è semplicemente sentirsi un po’ più connessi con se stessi, più consapevoli di chi siamo e di come vogliamo essere?

Probabilmente nessuna di queste definizioni è esaustiva, perché gli esiti di un lavoro psicologico seguono trame complesse sempre in divenire – ci sono i problemi contingenti e quelli che emergono via via negli incontri – riconducibili alla persona che li esperisce e li vive, ciascuno a suo modo e alla propria storia. 

Dunque, senza la persona non c’è psicologia e l’esito non  può darsi se non in riferimento a quella persona e alla forza di un legame che apre alla trasformazione.